Opere d’Arte nella chiesa di San Giorgio (Sorriva di Sovramonte – BL)
Il restauro delle superfici dipinte, che si estendono per circa 150 metri quadrati, ha dovuto affrontare problematiche di non poco conto, dovute al precario stato di conservazione, ma anche al precedente intervento del 1956, in occasione del quale, per riportare alla luce gli affreschi più antichi della navata, fu demolita quasi completamente la successiva fase cinquecentesca . L’edificio si presenta ora come un affascinante palinsesto curiosamente abitato da una moltitudine di cavalli, quelli delle varie immagini di San Giorgio, di San Vittore, dell’adorazione dei Magi, ovunque l’occhio si posi, non può non notare la presenza ricorrente di un cavallo. Nei dipinti convivono esperienze pittoriche estremamente disparate,che rivelano per certi aspetti una situazione diversa da quella prospettata dagli studi antecedenti il restauro (Claut 1990; Franco 1992); in particolare, la fase decorativa più antica sembra collocarsi interamente all’interno del XV secolo, con l’intervento di autori diversi. L’adorazione dei Magi (Fig.110) sulla parete sud, nonostante le estese integrazioni effettuate per risarcire le scalpellature che ne compromettevano la percezione visiva, rivela un linguaggio gotico cortese e stilisticamente affine alla Santa Caterina incoronata dagli angeli e al San Vittore affrescati in due pilastri del Santuario Feltrino. Sulla scena insiste a sinistra un frammento con un gruppo di cavalieri, appartenente al distrutto ciclo di Marco da Mel, del quale si conserva in parte anche la finta zoccolatura a fasce verticali. Di seguito, su livelli di intonaco apparentemente di poco posteriori, si allineano l’immagine di un Santo Vescovo dalle fattezze più popolari e, oltre la porta laterale, un riquadro con San Vittore a cavallo, con il mantello svolazzante foderato di vaio. Sulla parete settentrionale, nell’angolo con la controfacciata, un acefalo San Sebastiano rinvia puntualmente all’analogo soggetto dipinto nel 1466 per la chiesa di San Giorgio a San Polo di Piave da Giovanni di Francia, attivo peraltro entro il 1460 anche nella Pieve di Servo. Considerato che l’artista risulta trasferito definitivamente da Feltre a Conegliano nel 1462, tale data andrà considerata come termine "ante quem" per la sua presenza a Sorriva. Forse a un suo seguace, in un momento esecutivo non lontano, appartengono i malandati resti di una Crocifissione in controfacciata e il gruppo composto dalla Madonna con il Bambino in trono e un Santo della parete nord, di cui è perduta tutta la parte centrale. Nello stesso periodo, un’altra mano dipinge i due riquadri successivi, con San Giorgio e il drago e una Madonna con il Bambino assisa in un trono tardogotico (Fig.111); la cornice che li circonda è identica a quella dell’immagine di San Martino e il povero presso il Santuario di San Vittore, ma l’esecuzione appare diversa. Un lacerto della sovrastante decorazione, con la parte posteriore di un cavallo impennato, fà ritenere che Marco da Mel abbia letteralmente ricalcato le raffigurazioni precedenti: stessa considerazione vale per l’arco trionfale, occupato da frammenti di due probabili versioni dell’annunciazione. Di tutt’altra temperie appaiono i dipinti absidali del 1514, firmati e datati dal pittore Bassanese Andrea Nasocchio, trasferitosi nel Feltrino nel secondo decennio del Cinquecento (Claut 1996; Conte 1998). Un riscoperto San Vittore a cavallo con lo stendardo di Feltre, sullo sfondo di una città turrita (Fig.112), si è recentemente aggiunto alle immagini già note e più volte descritte. Sulla volta dorata una fitta trama decorativa, che converge verso il sole raggiante con il trigramma IHS,contiene i busti clipeati di Profeti e Padri della Chiesa; la lunetta settentrionale è occupata dal canonico episodio di San Giorgio e il drago, mentre la parete orientale conserva la figura di Sant’Antonio abate;sul sott’arco si allinea una teoria di Profeti caratterizzati, come quelli della volta, da svolazzanti cartigli.Il ciclo si completa con un finto velario rosso, broccato con volute di filo dorato, che accentua la sgargiante policromia del presbiterio. La grande tavola dipinta da Marco da Mel del 1538, raffigurante la Madonna con il Bambino, San Giorgio e San Vittore(Fig.113), palese derivazione dalla pala di Villabruna di Lorenzo Luzzo, è stata collocata dopo il recente restauro nella parete absidale. E’ invece trasferito in sacrestia l’altare seicentesco in legno intagliato e dorato, che ancora conserva un pregevole paliotto settecentesco in cuoio impresso e dipinto, ma che purtroppo ha subito nel 1972 il furto delle due statue laterali di San Vittore e Santa Corona e di due cavallini rampanti che lo ornavano;il dossale racchiude una tela del XVII secolo che illustra in primo piano l’episodio di San Giorgio che uccide il drago sotto gli occhi della Principessa, stagliata sulla linea dell’orizzonte (Fig.114); il registro superiore è occupato dal gruppo della Madonna con il Bambino, San Vittore e Santa Corona. Il dipinto, inedito, manifesta i caratteri stilistici di Lorenzo Fiorentini, capostipite di un’operosa dinastia di pittori residenti a Borgo Valsugana, attiva attraverso tre generazioni per tutto il corso del XVII secolo. Alla chiesa di Sorriva appartiene infine un pregevole piatto per elemosine di manifattura tedesca del XV secolo, che raffigura al centro l’immagine sbalzata di San Giorgio e il drago: è attualmente esposto nella Sala dell’oreficeria del Museo Diocesano di Arte Sacra di Feltre.