Storia della Chiesa di San Giorgio (Sorriva di Sovramonte - BL)
Le recenti indagini archeologiche effettuate sul colle ove sorge la chiesa di San Giorgio (fig.108), hanno restituito tracce di insediamenti stratificati che confermano la valenza strategica del sito e offrono una chiave di lettura della sua evoluzione. Frammenti di ceramica del VII e VIII secolo rimandano a presenze alto medievali forse di natura militare. Fondazioni di un abside semicircolare databile attorno al X secolo confermano l’esistenza di una cappella già a quell’epoca e rappresentano un prezioso parametro di riferimento per lo studio dei luoghi di culto nel territorio Feltrino. In tale contesto andrà valutata in particolare la nascita della pieve di Servo, matrice delle chiese di Sovramonte, la cui più antica attestazione sale finora solo al 1184 ma che era certamente preesistente. Tra XIII e XIV secolo l’edificio viene ampliato nelle forme attuali e dotato di una nuova abside semicircolare: a questa fase costruttiva si collega la citazione presente nell’inventario dei beni della Diocesi Feltrina del 1386, ove il titolo Sancti Georgi è documentato per la prima volta (L’episcopato 1999). Nella seconda metà del XV secolo si costruisce l’Abside quadrangolare voltata a crociera, illuminata da due monofore gotiche trilobate e si realizza la maggior parte degli affreschi della navata. Il recente ritrovamento sotto la pietra Sacra dell’altare maggiore di una reliquia foderata in lamina di piombo e sigillata da Antonio Pizzamano, Vescovo di Feltre dal 1504 al 1512, certifica la consacrazione dell’altare all’inizio del XVI secolo e la probabile conclusione della fabbrica. Il periodo corrisponde a quello dell’esecuzione del portale maggiore in pietra calcarea scolpita, sulla quale è incisa la data del 1506. Pochi anni più tardi, nel 1514, al bassanese Andrea Nasocchio è affidata l’impresa pittorica del Presbiterio (fig.109). Negli anni successivi, i dipinti quattrocenteschi della Navata sono sostituiti da affreschi di Marco da Mel, in un momento non lontano dal 1538, data in cui lo stesso autore licenzia la pala dell’Altare maggiore. Tale assetto risulta puntualmente registrato dalle quattro visite Pastorali di Jacopo Rovellio, effettuate nel 1585, nel 1590, nel 1593 e nel 1600 in cui, alla descrizione dello stato di fatto, seguono dettagliate prescrizioni sulle modifiche da apportare all’edificio ed ai suoi arredi liturgici (Rovellio 1584-1610). Il Vescovo osserva la presenza di dipinti sulle pareti e di un paliotto in cuoio dipinto; ha parole di apprezzamento per la Pala d’Altare "pulchris imaginibus ornata et inaurata" e rileva l’esistenza di due porte e due finestre e l’assenza del Rosone; prescrive di bruciare il Crocifisso e alcune vecchie immagini e di elevare l’alzato di chiesa e campanile; impone infine di tamponare alcune finestre e di aprirne altre (Conte 2002). Nell’ultima ispezione del 1600, ribadisce solamente l’obbligo di aprire una nuova finestra nel Presbiterio, segno che le altre indicazioni erano già state osservate, come dimostra la data 1594, rinvenuta al livello delle coperture che testimonia l’avvenuto innalzamento dell’edificio. Interventi successivi si collocano nel secolo XVII, con la realizzazione dell’Altare ligneo e l’apertura di una finestra in facciata nel 1662 e della nuova Porta laterale ; nel 1738 si sostituisce il Portale maggiore, sovrastato da una Finestra termale; nel 1748 si costruiscono la Cappella laterale sulla parete nord ed un controsoffitto a stucchi che crollerà nel 1929. Negli ultimi anni, l’edificio è stato oggetto di un restauro globale che ha interessato strutture e dipinti e che consente oggi di apprezzare pienamente la ricchezza della decorazione della "Cesa de San Dordi".